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Il cielo sopra Aragon

Le foto di Gigi Soldano raccontano il primo giorno delle MotoGP in Spagna

Le nuvole stanno a guardare. Che cosa? I piloti, che tentano il sogno di avvicinarle salendo tre gradini. Nel deserto da western al pomodoro, la solitudine passa per un cielo che tenta di schiacciarti, tanto basso da inghiottire le colline e poi più giù quasi a mordere l’asfalto della pista.

Il pilota segue la linea colorata della sua strada che lo riporta sempre al punto di partenza, lo stesso che per una volta sola in tre giorni diventa la fine. E per prenderla bisogna essere primi. Lo schermo li fa diventare giganti, con l’armatura di pelle e il cavallo di ferro, per il gioco degli opposti.

Valentino Rossi (Foto di Gigi Soladano)Ognuno con la sua personale sfida, lo stesso traguardo e diversi significati. Con le spalle al muro, giallo come in un quadro di Goya, a reggere peso e pressione, sperando non crolli.

Il particolare è più importante dello sfondo, chi corre più di chi sta fermo. Questa volta non servono le telecamere , perché in ballo ci sono altre dimensioni. La storia umana è più breve di quella della pietra, ma a volte riesce a superarla, un altro Davide con la fionda in mano. Basta una macchia rossa e gialla per abbattere un parete, per annullare lo sfondo, per quanto grande sia.

Jorge Lorenzo e Dani Pedrosa (Foto di Gigi Soldano)Le parti sono più importanti del tutto, quando lottano, mordono, rinnovano la sfida ad ogni curva. Si ingoia il respiro, sfiorano l’asfalto bagnato. L’importante è farlo per primo, ad occhi chiusi, immerso in un altro mondo, che appartiene solo a te.

Nessuno davanti, una nuvola d’acqua insegue la moto e avvolge l’avversario, quasi lo cancella, goccia dopo goccia, curva dopo curva. Quando le palpebre si apriranno davanti non ci sarà di nuovo nessuno, la solitudine dei numeri uno.

Jorge Lorenzo (Foto di Gigi Soldano)Come quella nel silenzio dei box, le labbra stingono la cannuccia e il mondo esterno scompare. Una porta aperta ha l’impudicizia per violare l’intimità, per lasciare scivolare qualche pensiero fuori. Una tuta fa la guardia, ma i colori sono spenti senza l’uomo che la anima.

Tutto si congela, si ferma e la velocità scompare. Il tempo di un secondo, di appoggiare la boraccia, alzarsi e lasciare cadere il cappello e sostituirgli il casco. E incominciare a correre, a occhi chiusi sotto le nuvole.

Le foto sono di Gigi Soldano (su Twitter @GigiSoldano).

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