Gobert, talento bruciato della SBK

VIDEO Ascesa e declino di uno dei più controversi talenti del mondiale SBK

Iscriviti al nostro canale YouTube

Share


L’epopea d’oro del Mondiale Superbike cavalcò gli anni ’90 con personaggi di puro spessore. Carl Fogarty, Troy Corser, Aaron Slight, Scott Russell erano  protagonisti in sella a Ducati 916, Honda RC45 e Kawasaki ZX7R.

Erano gli anni delle 1000 bicilindriche e della quattro cilindri di 750cc. Anni più spartani, probabilmente meno tecnologici, ma sicuramente densi di emozioni. Stagioni che decretarono la nascita di vere e proprie leggende viventi.

In mezzo a tantissimi campioni, un talento cristallino, puro (il talento…) e raro viene ricordato dagli appassionati con una vena amara, dettata dal rimpianto di quello che sarebbe potuto essere e che non è stato: Anthony Gobert.

Nato a Greenacre il 5 marzo del 1975, Tony “The Go-Show” Gobert non vinse alcun campionato mondiale, conquistando giusto 8 vittorie e 16 podi. Eppure, raramente il Circus delle derivate di serie ha potuto apprezzare una pilota di siffatto livello, rovinato da uno stile di vita totalmente esagerato, avvezzo agli eccessi e alla droga.

L'ESORDIO CON HONDA - Anno Domini 1994, circuito di Sugo, Giappone. Un 19enne australiano con la faccia da surfista si presentò al via come wild-card con la Honda. I compagni di marca “una-tantum” erano Doug Polen, Simon Crafar, Takuma Aoki e Shinya Takeishi.

Del giovane Gobert si parlava un gran bene, evidentemente a ragion veduta: in prova ed in gara-2 si mise dietro tutti i suoi più blasonati team-mate. Un esordio eccellente, non sufficiente, però, ad ottenere un contratto a tempo pieno con HRC. Il mancato accordo, infatti, non era dovuto alle prestazioni, ma al carattere poco incline alle regole dell’australiano.

La Superbike però non poteva permettersi di perdere un talento del genere. Così, durante l’ultimo round casalingo di Phillip Island, il team Muzzy, campione in carica con Scott Russell, gli offrì una Kawasaki. Gobert arrivò sul circuito con la ZX7R infilata in un furgoncino. Tanto bastò per imporre il suo dominio in quello che era “il suo circuito”. Il rider australiano era semplicemente una delizia da vedere in sella alla verdona. Memorabili i suoi ingressi di traverso alla curva 4, la Honda Corner, il tornante dopo il curvone a sinistra da prendere in pieno. Durante il week-end, conquistò  pole position,  terzo gradino del podio in gara 1 e  vittoria in gara 2. Fu l’apoteosi: una nuova stella esplose nel firmamento delle derivate di serie.

Nel 1995, il team Muzzy lo ingaggiò per quella che si rivelerà come la migliore stagione di tutta la carriera dell’australiano, conclusa al quarto posto assoluto con 222 punti. Come detto però, non sono i numeri che descrivono questo talento, capace di conquistare una vittoria a Laguna Seca, ed una a Phillip Island, al culmine di un emozionante duello con Carl Fogarty, Troy Corser e Aaron Slight.

THE GO SHOW - Paradossalmente, infatti, Gobert viene ricordato, ancora oggi, per le vittorie dell’anno seguente. E’ il 1996, e in Ducati arriva John Kocinski. Sarà lui uno dei più grandi antagonisti del pilota Kawasaki. Mentre, però, da un lato, l’americano abbinava al talento la ragione, Gobert era totalmente avvolto da un alone di “follia” in grado di esaltare le folle.

Nei responsi ufficiali, il primo gran premio della stagione iridata 1996, disputato a Misano Adriatico, vide la vittoria in entrambe le manche di Kocinski in sella alla moto di Borgo Panigale, ma nella mente degli appassionati rimase scolpito il sorpasso all’esterno al Curvone di Gobert proprio su Kocinski.

Manovre al limite della fisica che The Go-Show effettuava con una naturalezza sconcertante: a Laguna Seca, Kocinski – sempre lui – durante una fase di gara, affrontò il cavatappi in prima posizione, apprestandosi ad affrontare la Rainey. Gobert lo affiancò all’esterno per poi passarlo inesorabilmente. Una manovra semplicemente unica.

Una stagione conclusasi con una doppietta nella sua terra natia, suggellata da un ulteriore capolavoro di bravura mostrato al mondo, in un duello contro Aaron Slight in sella alla Honda RC45.

IL DOPING ED IL DECLINO - Nel 1997 decise di fare il grande salto nella classe regina del Motomondiale, firmando per Suzuki. Purtroppo, da quel momento in poi, la persona debole, viziata e incline alla droga, oscurerà inesorabilmente il talento cristallino del pilota. Dopo 9 gran premi infatti, Gobert venne squalificato per doping dopo un controllo effettuato dalla stessa casa di Hamamatsu. E’ il primo caso di positività nel motociclismo. Non sarà l’ultimo per l’australiano.

L’anno seguente, cercò, trovandola, fortuna nel campionato AMA Superbike, ingaggiato dal Team Vince&Hines Ducati. Una carriera che sembrava rimettersi nei giusti binari, rovinata un’altra volta da un secondo caso di positività alla marijuana.

Anthony Gobert in sella alla Bimota SB8K - Foto Studio ZacNel 1999, alla sua seconda stagione con la Ducati USA, torna alla vittoria in una tappa del Mondiale Superbike. Lo fa come wild-card durante il round di Laguna Seca, precedendo un giovanissimo Ben Bostrom e Akira Yanagawa, alfiere Kawasaki.

VITTORIA CON BIMOTA - L’ennesima risurrezione di un’araba fenice? Per certi versi si, considerando l’approdo nel 2000 in Bimota. Gobert torna nel giro che conta, nel Mondiale. In sella alla poco competitiva SB8K (montava il motore bicilindrico del TL 1000 Suzuki) conquistò sotto il diluvio una storica vittoria a Phillip Island, attaccando come un ossesso durante le prime fasi di gara, mentre tutti arrancavano, e resistendo al ritorno di Carl Fogarty negli ultimi giri con la pista che andava asciugandosi. La Bimota però non veleggiava in acque tranquille, e nonostante il trionfo, le difficoltà economiche della casa di Rimini imposero lo stop,  lasciando Gobert a piedi a metà stagione.

 

Si conclude sostanzialmente qui la carriera mondiale di Gobert. Carriera che proseguì con un’apparizione a Donington in sella alla Modenas in 500cc, con qualche gara nel British Superbike su Yamaha, e con gli ultimi anni trascorsi tra Campionato AMA e Superbike Australiana. Anche qui però, Gobert non riuscì a fare a meno di essere vittima della sua stessa persona. La stella dell’australiano si spense piano piano sempre a causa di vicissitudini giudiziarie. Triste declino di uno dei più controversi  piloti che la storia delle derivate di serie ricordi.

Share

Articoli che potrebbero interessarti