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Stoner dal primo all'ultimo giro

Dominio della Ducati, con Casey impensierito solo nei primi mille metri

La Ducati ha fatto il suo capolavoro, due moto sul podio con Stoner e Hayden, non era mai successo alla Casa di Borgo Panigale nella Motogp.

Chi ha avuto motore, oggi, lo ha messo in mostra: Aragon, con tre rettilinei ed un ultimo curvone molto veloce, ha incoronato i due piloti con il maggior numero di cavalli sotto la pancia. Ha vinto Stoner, di misura su Pedrosa. Lorenzo quarto, distaccato di un bel pugno di secondi. Tifosi di casa un po' delusi; recuperano, pensando che il titolo, comunque vada, è ormai matematicamente spagnolo, dopo il risultato di oggi: Jorge o Dani.

Quanto determinante fosse il motore, lo hanno mostrato anche i bei duelli degli ultimi giri, con Hayden capace di attaccare (sconfiggere) Lorenzo, e Dovizioso all'assalto di Spies. Anche Dovi ce l'aveva fatta; poi, però, è caduto.

Curiosità: mentre Jorge ha marcato tempi piuttosto costanti, davanti a lui Stoner e Pedrosa salivano e scendevano con una certa facilità. Insolito, per due martelli come loro.

Roba forte, il primo giro. Pedrosa quasi sbalzato di sella da un accenno (notevole) di high-side; sorpasso, controsorpasso e risorpasso tra Stoner e Lorenzo, con l'australiano che alla fine l'ha spuntata. In un giro che si correva a gomiti fuori, non poteva che venire alla ribalta anche lui, “elbowz” Spies, capace di risalire in quinta posizione. Gradazione bassa, invece, per Rossi: si augurava una buona partenza; ha perso un posto. E già muoveva dalla settima piazza.

Pedrosa, ricacciato indietro, ha recuperato con grande agilità: ad ogni rettilineo (la pista ne presenta tre) ha superato un avversario, riproponendosi secondo alla quarta tornata. Ed avendo effettuato su Lorenzo un sorpasso che conferma in pieno come la Hrc possieda un motore straordinario.

A quel punto, davanti a lui solo Stoner, avvantaggiato di un secondo e tre decimi. Ancora molti giri da percorrere. Ma poco da fare: l'australiano non lo ha lasciato mai avvicinare a meno di un secondo e due decimi.

La battaglia Rossi-Simoncelli ce l'eravamo augurata diversa. Quando fosse arrivata, avremmo voluto si lottasse per le posizioni che contano. Invece si è trattato di sgomitare per il settimo posto (poi, diventato sesto per la caduta di Dovizioso), che ormai conta poco per Sic, ed è un disastro per Valentino.

Di fronte a Sua Maestà Juan Carlos I, Re di Spagna, presente in tribuna, oggi solo una vittoria degli iberici nelle tre gare: loro, abituati all'en-plain, speravano di poter offrire qualcosa di meglio. Potranno riprovarci a Valencia.

 

 

 

 

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