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Rossi:una spalla su cui (non) piangere

AUDIO - Due mesi di riabilitazione per l'intervento: pronto per i test?

In conferenza ad Aragòn è stato lui, Valentino Rossi, al centro dell'attenzione. Nonostante, qui in Spagna, fosse l'unico italiano su cinque e gli altri quattro spagnoli.

Il nove volte Campione del Mondo ha espresso pareri molto favorevoli sul futuristico circuito di Aragòn, che porta il Mondiale per la quarta volta in Spagna, quest'anno.

“Stiamo un sacco di tempo qui in Spagna con tutte queste gare; certo, per essere un mondiale forse quattro sembrano troppe, però questo è il posto più bello del mondo, è tutto nuovo, moderno e ipertecnologico e il tracciato è molto bello, veloce e pieno di cambi di pendenza. Mi ricorda i circuiti di Tilke, un po' la Turchia ma soprattutto Sepang”.

Valentino ha poi chiarito ulteriormente il problema della spalla.

“Restano ancora sei gare, che sono il test perfetto per capire se mi devo far operare o meno. Speravamo di risolvere mettendo massa muscolare, pensando che il problema fosse il cercine, che è la cartilagine che tiene la spalla. Invece il problema è il tendine sovraspinoso, che è in pratica un muscolo che diventa tendine, e passa vicino alla testa dell'omero. Mi fa sempre male, e se prendo gli antidolorifici il giorno dopo mi fa ancora più male. Io spero di non dovermi operare, ovviamente sono quello che ci spera di più! Le tre gare consecutive di Giappone, Malesia e Australia saranno un bel banco di prova, lì è critica. Però la pista di Aragòn ha tante curve a sinistra dove la spalla non mi dà fastidio”.

Quindi quando sarebbe il momento migliore per sottoporti all'intervento e quanto durerà la riabilitazione?

“L'intervento è un'operazione che fanno in molti e la riabilitazione durerà circa un mese e mezzo, o due. Bisogna essere pronti per i test, il tempo c'è, bisogna vedere quando mi faranno provare la moto...”.

Come cambia il lavoro su una pista nuova?

“Qui ad Aragòn non abbiamo dati storici, per cui utilizziamo una moto in configurazione standard e facciamo una simulazione al computer per definire le marce. A Silverstone pare abbia funzionato, io non c'ero”.

Valentino, come molti altri piloti, ha provato su questo tracciato con una moto factory. E' stato utile girare qui con una una Yamaha R1?

“Sì, aiuta molto a memorizzare le curve e a capire la pista. Questo è un tracciato lineare che va guidato in maniera scorrevole”.

Nel dopo gara, a Misano, a proposito della morte di Shoya Tomizawa hai detto che sarebbe stato peggio 15 giorni dopo, perché avreste avuto il tempo di pensarci. Come ti senti?

“Quando succedono questo genere di cose bisogna dare il massimo per salvare la vita del pilota. Dopodiché non penso che un pilota si rispetti non correndo. E comunque è un discorso sul quale ognuno ha la propria idea. Ho fatto fare un adesivo con la sua faccia da mettere sul mio casco. La faccia di Shoya, non il numero, perché la sua era una faccia simpatica e sempre sorridente”.

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