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Pernat: non parliamo di fatalità

AUDIO Il manager torna sull'incidente di Tomizawa, dopo quello di Indy

Pernat: non parliamo di fatalità

La settimana scorsa è rimasto ucciso ad Indianapolis il tredicenne Peter Lenz, in un incidente drammaticamente simile a quello capitato ieri all'altrettanto sfortunato Shoya Tomizawa. C'è poco da fare quando una caduta in pista si trasforma in qualcosa di molto simile ad un incidente stradale, ma Carlo Pernat (nella foto con Giacomo Agostini e Giordano Capirossi) , che di gare di mondiale ne ha viste molto, ci esorta a stare in guardia contro questa improvvisa recrudescenza di fatalità.

"Due morti in due settimane sono troppi - dice - Magari per dieci anni non succede niente…le due ruote sono pericolose e lo sappiamo, ma forse c'è qualcosa da modificare perché non si può veder morire così due ragazzini così giovani. Prima di tutto quando si fanno i calendari bisogna stare molto attenti a mettere calendari con due gare come Stati Uniti ed Italia, dove atterri il martedì ed il giovedì sei già su un'altra pista. Gli addetti ai lavori sono sfasati, figuriamoci i piloti. Lo abbiamo sentito dalle loro dichiarazioni, figuriamoci ad andare in moto. Inoltre questa Moto2 con 40 partenti sono troppi e troppo vicini. E' già successo in diverse gare. Abbiamo visto cadute collettive nei primi giri. Anche Debon avrebbe potuto lasciarci la vita. Va bene la fatalità, ma dobbiamo stare attenti a non cercarcele. Si corre su piste sulle quali sarebbero magari omologati trenta piloti…quando si cade non si mai cosa succede".


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