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Podio triste per Rossi

AUDIO "Quando cadi e qualcuno ti segue da vicino, il rischio è sempre altissimo"

Podio triste per Rossi

I tre secondi di ritardo di Rossi da Pedrosa, normalmente avrebbero rappresentato un ottimo volano  per per un bel po' di discorsi, nel dopogara. Invece, sono stati importanti solo i tre secondi durante i quali Tomizawa, De Angelis e Redding sono rimasti coinvolti in una carambola da cui il giapponese è uscito così malconcio, da morire poco dopo, all'ospedale di Riccione. E' un periodo davvero nero, per il Mondiale: in una gara di contorno, solo una settimana fa, a Indy, era morto Peter Lenz, ragazzino di tredici anni, che avrebbe voluto, da grande, forse essere un Tomizawa: simpatico, veloce, vincente.

Scesi dal podio, né Rossi, né Pedrosa, né Lorenzo avevano troppa voglia di commentare la gara. E non l'hanno fatto, sebbene per Dani sia stata la quarta vittoria (lui, che in una sola stagione non ne aveva conquistate più di due),  che Valentino sia tornato sul podio, e che Jorge sia sempre più vicino a conquistare un titolo che Pedrosa prova a minacciare, ma facendolo ormai un po' troppo da lontano.

La dinamica di quanto successo, secondo Valentino Rossi, è una delle più pericolose: “Cadere quando qualcuno ti segue da presso”. Aggiungendo: “Sfortuna terribile, per Tomizawa. Ma poteva andar persino peggio: credo che De Angelis e Redding possano accendere un cero”.

Rossi traduce in parole le immagini dell'incidente, così come le ha viste dai monitor del box: “Tomizawa ha anticipato, ha allargato, è finito sul cordolo, ha perso l'equilibrio”. Immagini impressionanti, anche senza conoscere l'esito mortale. “Brutto incidente. Speravo che se la cavassero con qualche frattura. Poi... poi, ho smesso di pensare. Avevo anche io, poco dopo, una gara. Ci si pensa dopo; ci sto pensando adesso. Ci penserò domani, e sarà ancora peggio. Sventolare bandiera rossa ed interrompere la prova della Moto2? Penso di sì”. Più tardi, ha anche precisato di ritenere che, comunque, nulla sarebbe cambiato per quello che riguarda la sorte del pilota giapponese. Nessun intento polemico. Solo emozione.

Il ricordo di Daijiro Kato, anche se la dinamica di allora, a Suzuka, è stata completamente diversa, torna in mente un po' a tutti. Per diverse ragioni.

A differenza di allora, questa volta la morte del pilota ci è stata comunicata prima della cerimonia di premiazione”. Il pubblico, però, non sapeva nulla e, come ha notato anche i colleghi, si è creata una strana atmosfera; quasi una impossibilità di comunicare, tra chi conosceva tutto e chi sapeva molto meno.

“Tomizawa era un gran bravo pilota, ma soprattutto molto simpatico. Era divertente, con il sorriso sempre sulle labbra. Aveva sempre parole belle per tutti. Era giovanissimo, con tutta una carriera davanti. Siamo tutti tristissimi”.

“Tomizawa si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. In quel punto, si va a 240 l'ora, e a moto pesa 140 chili... in Moto2, forse i concorrenti sono troppi: si è spesso molto, molto vicini”.

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