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Il trasloco di Valentino Rossi

Il pesarese ha iniziato a preparare i bagagli per traslocare da Iwata a Borgo Panigale

Un pilota della MotoGP che cambia casacca è un ordigno che esplode all’interno del team che lascia, ma anche di quello che trova. Se poi il pilota si chiama Valentino Rossi, è nove volte Campione del Mondo ed è popolare come la Coca Cola, l’effetto deflagrante di tale trasloco è davvero notevole. Due anni con Ducati in MotoGP e un contratto da 14 milioni di euro/anno, ed ecco che il sogno tricolore del pilota italiano sulla rossa italiana si è finalmente realizzato. Se n’è parlato per anni, e ora che le firme sono lì, ci si volta indietro ad osservare il capolavoro mediatico ed economico. Non si è trattato, solo, di porre la firma in calce ad un contratto sul quale apparivano le solite voci ben delineate relative alla durata, agli impegni, ai divieti e al compenso, bensì di un ingranaggio complicatissimo che è stato totalmente smantellato per essere riassemblato e riavviato presso il nuovo indirizzo, avendo cura di far collimare in sincronia un’infinità di variabili. Tra queste, gli sponsor, cioè il cash che fornisce il gettone di partecipazione al costosissimo gioco.

Vanno distinti gli sponsor (aziende che desiderano legare il loro marchio al marchio della moto), dagli sponsor tecnici (che sono, in pratica, tuta, casco e stivali) a quelli personali (aziende soprattutto extrasettore, che desiderano legare il loro nome a quello del pilota). Generalmente, gli sponsor tecnici e gli sponsor personali seguono il pilota nel suo traslocare da un team all’altro se ci sono le giuste condizioni. Quali, ad esempio, il fattore compatibilità. Un esempio pratico ne è la Fastweb, sponsor personale di Valentino Rossi (stimato in circa 1,5 mln di euro/anno), che l’anno prossimo non potrà seguire il campione in Ducati, per incompatibilità con la Tim, sponsor già presente sulle carene della rossa.

E’ incredibile pensare che una piccola pellicola adesiva posizionata sulla carena di una motocicletta possa valere più dei gioielli della Corona, eppure, a questi livelli, le cifre appaiono notevoli. “Appaiono”, perché nessuno, né i team né lo sponsor, le rende note. E fra gli addetti ai lavori, scatta il toto-sponsor.

L’algoritmo che permette di stimare spannometricamente il valore di uno sponsor, considera la grandezza dell’adesivo (proprio quella misurabile in centimetri!), il suo posizionamento sulla carena della moto e/o sulla tuta e/o sul casco del pilota, i colori del team (che spesso coincidono con quelli del logo dello sponsor) ma soprattutto il valore oggettivo e morale del pilota, che diventa il principale veicolo di visibilità. Per esempio lo sponsor Ducati Phillip Morris, l’unico in grado di stilare contratti anche a 5 anni (generalmente uno sponsor firma per uno o due anni con eventuale rinnovo), sulla scorta della legislatura che vieta di pubblicizzare il tabacco in alcuni Paesi, ha fatto del tutto sparire il proprio nome e logo dalle carene delle Desmosedici del Team ufficiale Ducati. In pratica la sponsorizzazione (stimata in 12 milioni di euro/anno) punta solo sul rosso. Phillip Morris, che sponsorizza anche la Ferrari F1, occupa attualmente l’80% dello spazio disponibile sulle carene delle Ducati ma da quest’anno, vista la crisi economica, ha incoraggiato Ducati a trovare altri marchi più piccoli da inserire nel proprio spazio, che paghino direttamente Ducati. Una sorta di “subaffitto” dello spazio pubblicitario per alleggerire un po’ il carico economico.

La Yamaha quindi “perde” Valentino Rossi e sono in tanti coloro che si chiedono cos’altro perderà, oltre al grande Campione. Il “title sponsor” del Team ufficiale Yamaha, la FIAT, ha iniziato la sua sponsorizzazione nel 2007 con un contratto biennale rinnovato due volte, nel momento di rilancio di Rossi quando, ricordiamo, il pesarese aveva perso popolarità per le vicende del mancato pagamento delle tasse, legate alla sua allora residenza a Londra. Mettere il proprio marchio e colori sulla moto di Rossi fu, per FIAT, un’occasione imperdibile, considerato il prezzo di favore di 6 mln di euro/anno concordati con la Casa automobilistica torinese, invece dei 15-20 mln/anno, cifra in linea con il valore reale di un testimonial di quel calibro.

A metà mondiale è chiaramente prematuro fare il punto preciso sulle sponsorizzazioni e probabilmente FIAT annuncerà la sua decisione proprio questa settimana: Ducati ha proposto a FIAT di essere nel 2011 uno dei marchi sulle carene di Rossi, ma FIAT vuole di più; d’altronde i due mondiali vinti nel 2008 e 2009 con Valentino hanno inevitabilmente viziato lo sponsor, che potrebbe però decidere di restare comunque in Yamaha anche senza la presenza del Campione.

Quanto perderà la Yamaha dalla rottura con Rossi e quanto ne guadagnerà la Ducati dal matrimonio? L’”effetto Valentino” in teoria non dovrebbe sconvolgere più di tanto gli schemi attuali di Yamaha, se si considera il giro di danaro ingaggio-sponsor. Rossi percepisce 13 mln di euro/anno da Yamaha mentre il suo compagno di squadra Jorge Lorenzo, che è in crescita verticale e ha il mondiale in pugno, ne prende “solo” 4 mln, ma non ha ancora firmato il rinnovo: la spagnola Telefonica  gli ha messo gli occhi addosso e potrebbe portare una bella valigia di soldi, rialzando peraltro le quotazioni dello spagnolo che non firmerà a meno di 8 mln di euro/anno; si parla addirittura di oltre 10. Se invece si considera il mercato vendite delle moto, l’”effetto Vale” in Ducati può essere molto influente: la percentuale di vendita di unità, stimata in base allo storico di piloti “traino”, si aggira intorno ad un + 25-30% come indice di visibilità nel mondo, e poco meno a livello di incremento delle vendite.

Naturalmente molto dipenderà dallo stato della crisi economica mondiale, quindi dal mercato motoristico stesso e dai nuovi modelli di moto che le Case decideranno di produrre in futuro. E’ chiaro che si parla di una proiezione nell’arco dei tre anni successivi dall’arrivo del Campione, non certo dall’inizio di un campionato.

 

 

 

 

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