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Rossi, Biaggi e gli universi paralleli

Nella sfida fra MotoGP e Superbike c'è ancora un po' della vecchia rivalità

Non so se le avete mai viste quelle fiction che vanno adesso, con mondi paralleli che si incontrano e si contaminano…

Beh, sta succedendo un po' la stessa cosa con i due mondi della SBK e della Moto GP. Sia chiaro, i mercati sono sempre stati un po' comunicanti con i piloti che andavano di qua e di là ma ultimamente sta succedendo di tutto e di più, e c'è da notare che oltre che comunicare, i due mondi, un po' si modificano e si stravolgono.

Ha iniziato Valentino che ha provato la R1 di Toseland, ed ha creato uno strappo temporale insanabile, come da buon film di fantascienza che si rispetti, con tempi non raffrontabili e realtà parallele che hanno un po'confuso chi scrive e ancora più chi legge e le ripercussioni si sono avute un po' dappertutto.

E poi ci sono i cambi di mercato con la Yamaha come porta spazio-temporale fra i due mondi. Con Rossi che in Ducati si porterebbe dietro – come ha già fatto ai tempi della Honda - l'intero team con Burgess e quindi in Yamaha rimarrebbe uno slot libero per Spies da riempire con un team tutto nuovo.  Meregalli e Galbusera a coprire l'altra metà del muro che forse non ci sarebbe più? Se andasse così sarebbe un altro pezzo di Superbike che approda in MotoGP.

Tutto ciò è reso possibile dalla globalizzazione, e dagli ambienti sempre meno stagni di Yamaha Motor Corporation  Japan che gestisce la Yamaha che si occupa di MotoGP (Yamaha Racing controllata da Lin Jarvis). Mentre la Yamaha Superbike, anche se la sede è rimasta a Lesmo, non dipende più da Yamaha Motor Italia (ex Belgarda) ma è sempre controllata da Yamaha Motor Corporation nella quale il numero uno è il pensionando Masao Furusawa. Colui al quale spetta l'ultima parola: inclusa quella di decidere di fare a meno di Rossi.

Tutto, seppur con il gioco delle scatole, è più fluido e plausibile, adesso che alcune pedine si sono mosse. E quindi?

Quindi niente Crutchlow in Moto GP, almeno non prima di aver fatto vedere belle cose in Superbike, anche se Cal la pensa diversamente e forse c'è il desiderio di risarcire il buon Poncharal, privato dei due americani, visto che è Edwards pare intenzionato a tornare in Superbike, dopo l'offerta di Ducati (ma ce ne sarà anche una da Yamaha, ovviamente). Il che dimostra che veramente i vasi, dei due campionati, sono ormai comunicanti.

Del resto“comunicano", ed anche direttamente, i  management dei due mondiali.

E' recentissimo lo“scazzo” fra Ezpeleta e Flammini. Una cosa mai accaduta, precedentemente, perlomeno non con questi toni.

Il motivo del contendere sono i regolamenti: Ezpeleta si batte per poter utilizzare motori derivati dalla serie e per giustificare la sua richiesta, figlia di una griglia veramente povera di partenti, afferma che è il suo campionato, la MotoGP, il più seguito e dal che deduce di poter fare come meglio gli pare. Una asserzione che, se sarà confermata dalla FIM, alla lunga potrebbe portare verso un campionato unico: altro che mondi paralleli?

D'altro canto il manager italiano minaccia le carte bollate, forte di una crescita decisamente positiva del mondiale delle derivate di serie, che nonostante numeri assoluti più bassi della MotoGP è però meno Valentino Rossi dipendente di quanto la Superbike lo sia di Max Biaggi.

La conseguenza di questi colpi di calore estivi è che la stampa è ormai impegnata a parlare più che del quasi mondiale di Lorenzo, delle capacità taumaturgiche di un Rossi/Supereroe che  da zoppo va come i sani dell'altro campionato, che fa gli assetti alla moto di Crutchlow dopo aver provato quella di Toseland, che guarisce i meccanici e rallenta i cronometri.

Il tutto, non ce ne vogliate ma è un po' così, per scalfire il prestigio dell'altro mondiale.

Ma del resto è bellissimo, in un momento in cui non c'è molto da dire, poter giocare addirittura su due tavoli e dare nuove scosse al motociclismo da ombrellone, che come il calcio riempie giornate di discussioni.

Mondi paralleli anche fra tifosi.  Quelli della MotoGP, notoriamente più frivoli e meno tecnici, scoprono la Superbike, se non altro come palestra per rientrare in forma, una specie di campionato di rilancio, di serie B per ritrovare la condizione.

Quelli della Superbike, da sempre supertecnici, scoprono basiti che certa stampa chiamata a raccontare certe gesta, è fatta di tifosi che ne sanno meno di loro, e quindi giù critiche, a volte anche di cattivo gusto che rimbalzano sui social network, da facebook a twitter, sempre più espressione dei veri umori dei tifosi, liberi finalmente di scrivere anch'essi le proprie opinioni.

Il che, tirando le somme, alla fine serve a tutti, perché produce tanta lettura e altrettanta scrittura. Proprio ciò che serve in attesa del GP

Ma perché? Perché dove scarseggiano i soldi e gli eventi, arriva l'amalgama forzato, e la globalizzazione è una globalizzazione  che penalizza le risorse migliori, quelle del polso, e quelle della testa, ma produce tanto leggere e tanto scrivere. E questo alla fine va sempre bene. In attesa del GP di Brno e di quello (SBK) del Nurburgring.

 

 

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