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Quando Rossi non incontrò Villeneuve

Pernat confessa a Riders una vita di avventure, bordelli e...motociclismo

“Deve venire fuori quello che sono, una m…” afferma Carlo Pernat, manager di Capirossi e Simoncelli, in un’intervista esclusiva e piuttosto sbottonata a Riders Italian Magazine in uscita domani.

Senza peli sulla lingua si descrive "È uno a cui piace vivere e godere, nel senso che non mi faccio trascinare dalla vita, la trascino io. Il mio motto è: il tempo non passa, arriva. Il colpo di culo l’ho avuto nel 79, quando Piaggio ha investito nel settore sportivo comprando Gilera. Avevano bisogno di un uomo che si occupasse delle attività sportive e delle sponsorizzazioni. Non ci ho pensato un attimo. Poi un giorno dell’84 mi cercano i fratelli Castiglioni, allora titolari della Cagiva. Volevano offrirmi il posto da responsabile delle attività sportive. Ci ho riflettuto quattro giorni poi ho detto sì. È stata la fortuna della mia vita".

Nella sua storia Valentino Rossi e Max Biaggi. “Graziano Rossi, suo padre, mi disse: “Vieni a vedere mio figlio”. Era il 95 e capii subito che era un matto, faceva delle traiettorie... Firmò per tre anni, 30, 90 e 180 milioni”. Aggiunge un piccolo aneddoto: “Nel ‘97 vinsero entrambi il mondiale, Valentino in 125 e Jacques -Villeneuve - con la Renault in Formula Uno. Siccome Valentino sbavava per Villeneuve, decisi di farli incontrare sul palco dei Caschi d’Oro. Era tutto organizzato, c’era la stampa, diecimila Tv... Solo che Valentino andò a ballare con gli amici.Provai a rintracciarlo ovunque, ma niente. Non gli ho mai chiesto dove fosse stato, non lo voglio sapere, è meglio". Biaggi: "Sì, nel ‘96 lo licenziammo perché aveva rotto i cog..”.

Ma la vera passione di Pernat sono le donne per cui ha speso un capitale, gli amici dicono che potrebbe aprire la guida Michelin dei bordelli: "Puttana, un appartamento me lo sarei comprato…” e vorrebbe “morire mentre “sto” con una bella figa. Vuoi sapere cosa scriverei sulla lapide? Qui riposa un uomo che si divertiva e basta, uno felicissimo della vita che ha fatto. La cosa più bella che puoi scrivere sulla mia tomba è che non cambierei niente, tranne la morte. Perché morire è brutto, gente. Ecco, scriverei così: non cambiatemi la vita, cambiatemi la morte”.

 

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