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Lorenzo: "non è tempo di difendersi"

Inter-Barcelona? Acqua passata. Pressione? Uno psicologo mi aiuta. Il mio eroe? Spies


Non tanto per il “cosa”, quanto per il “come”: ha debuttato qui nel 2002, presentandosi nel paddock il venerdì. Per scendere in pista ha dovuto attendere il sabato, perché il giorno prima non aveva ancora l'età per farlo. Chissà come si deve essere sentito, in quella vigilia, sapendo che il giorno dopo, semplicemente accendendo il motore, avrebbe stabilito un record di precocità.

 

Da allora acqua ne è passata, sotto i ponti. Lorenzo ha collezionato altri record. Grandi vittorie. E cocenti sconfitte. Qualcuna non sua: “Barcellona-Inter? Beh, abbiamo vinto, no? D'accordo, in finale ci vanno loro. Hanno saputo far bene il proprio lavoro”.

L'anno scorso, qui è finito per terra. Nessun riflesso sulla gara di domenica prossima: “Non è il momento di correre in difesa; in alcune occasioni bisogna saperlo fare, e l'Inter insegna. Però, non adesso, a campionato appena iniziato”.

Questo, nonostante la Yamaha non sia la moto più veloce, oggi, e che il pilota di Maiorca sia fin troppo propenso a metterci del suo. E che non sempre il rischio abbia pagato. “Ma poi, la velocità di punta non è l'unico parametro per valutare le qualità di un mezzo. Giusto? Il nostro è stabilissimo in frenata, e velocissimo sui curvoni lunghi. Altri avranno caratteristiche diverse; i conti si faranno sul rendimento d'insieme”.

Il nemico interno, Valentino Rossi, non è al massimo della condizione fisica. “Non so; non sono informato. Gli auguro di essere a postissimo”.

Una vittoria, qui, varrebbe doppio, per Lorenzo. “Perché Jerez è sempre particolare, per noi spagnoli. Un po' come Assen, qui il pubblico è un elemento di cui non puoi assolutamente non tenere conto”. Il che significa anche pressione sulle sue palestrate spalle. Ma con effetto diverso da quello che soffriva da piccolino (ieri) quando lo sponsor, appena si profilava nei paraggi una telecamera, gli allungava un lecca lecca da succhiare. “Ho imparato a gestirla, anche grazie allo psicologo dello sport che mi segue. Soprattutto, ho capito di dover arrivare al momento di schierarmi in griglia con la mente completamente sgombera”.

Così deve essere successo in Qatar, visto il risultato. E considerate le premesse, che lo volevano ancora in debito con gli acciacchi figli di una caduta sofferta durante l'inverno, mentre si divertava in pit-bike. . “Sono andato al di sopra delle mie aspettative. Mi sarei accontentato di una posizione nei primi sei”. Ha tagliato il traguardo per secondo, e la cosa ha stupito più di qualcuno. Non lui, che, invece, è rimasto sorpreso da un'altro pilota: “Ben Spies. Sissignori. Grande talento”.

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