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Ho visto Marc Marquez ed ho pensato al mio amico Marco Simoncelli

Stavo ragionando sul fatto che proprio a Jerez cominciò la guerra spagnola contro Marco Simoncelli.
Ricordo perfettamente quando sul bagnato nel 2011 Marco superò tutti quanti e si avviava a dominare il Gran Premio ma una caduta lo mise fuori gioco.
Apriti cielo: i vari Lorenzo, Pedrosa e purtroppo anche Dovizioso spararono contro la guida, a loro dire troppo aggressiva, del povero Marco. Addirittura il prode Bautista lo sbeffeggiò sul suo blog ed a Barcellona il Sic ricevette minacce di morte e girò scortato da bodyguard, cosa che lui odiava dal profondo del cuore.
Vorrei trasportare il tutto a quello successo domenica tra Marc Marquez e Lorenzo e penso che se al posto di Marquez ci fosse stato il Sic lo avrebbero massacrato in tutti i modi. Volevo fare solamente un paragone ed affermare che piloti come loro sono il vero sale del motociclismo e quando c’è lo spazio un campione cerca sempre di sfruttarlo.
Vorrei sapere dove sono i puristi che scomunicarono Loris Capirossi nel famoso sorpasso su Harada nel 1998. Credetemi è solo roba da veri piloti e veri campioni.

Il destino dei due ‘Marco’, lo spagnolo Marquez e l’italiano Simoncelli

Puntualizzando che Marc Marquez è un vero fenomeno e probabilmente sarà il Valentino Rossi degli anni a venire, mi viene da sottolineare il diverso trattamento usato dalla Honda nei confronti di Marco Simoncelli.

Lo spagnolo ha subito usufruito dello sponsor Repsol che lo ha accompagnato sino dagli inizi della carriera, poi la Dorna ha eliminato la regola del rookie che non permetteva ad un pilota appena passato di categoria di gareggiare in un team ufficiale ma di transitare in un team privato.

Un conto è avere a disposizione subito il team ufficiale che ti da il 100 per cento dell’appoggio sia tecnico che sportivo, un conto è passare come fece Marco in un team privato, se pur importante come quello di Fausto Gresini, senza l’appoggio ufficiale della casa madre.

Ciò significa non avere i dati ufficiali della telemetria della casa e siccome oggi tutto ciò conta quasi il 60 per cento capirete anche voi che l’approccio fu molto differente.

Questo senza togliere nulla al fenomeno spagnolo che, ripeto, sarà protagonista degli anni a venire ma per dare un ulteriore riconoscimento al Sic che ave va la colpa di non essere nato in Spagna.

Valentino Rossi? Ha salvato la Ducati!

So che molti non saranno d’accordo con me ma sono convinto che i due anni che Valentino ha passato con la Ducati non abbiano fatto che del bene alla casa di Borgo Panigale.

Da quando Valentino ha deciso di passare in Yamaha è scattata la rivoluzione in Ducati con l’allontanamento di Filippo Preziosi che era a capo del reparto corse ed è stato dato libero sfogo a tutti quegli ingegneri, molto bravi, che di spazio ne avevano veramente poco.

Poi l’arrivo di Audi ha dato un metodo di lavoro sconosciuto nei tempi passati con un importante aiuto finanziario e soprattutto tecnologico visto che l’azienda tedesca possiede macchinari tecnologici avanzatissimi che ti permettono di guadagnare tempo.

L’arrivo in Ducati di Valentino ha scoperchiato la pentola ed ha messo a nudo tutti i problemi di organizzazione interna ed il suo abbandono ha permesso alla casa bolognese di aprire un nuovo corso.

Quando domandavo se l’arrivo di Stoner fosse stato un bene od un male per la Ducati intendevo dire che la guida incredibile dell’australiano ha bloccato in parte lo sviluppo della moto perché le gare ed il mondiale si vinceva e gli altri piloti si sarebbero dovuti adattare.

Il più grande campanello d’allarme fu quello di Marco Melandri, un signor pilota, che mise a rischio la sua carriera con una moto adatta solo ad un pilota come Casey Stoner. Ora tutto è cambiato e per provocazione dico che grazie a Valentino la Ducati sarà competitiva in breve tempo.

La Ducati ha capito l’importanza di un buon tester

Dopo le prove invernali della MotoGP volevo analizzare il nuovo lavoro della Ducati e sottolineare l’importanza di avere un collaudatore che ti aiuti decisamente nello sviluppo della motocicletta. Al di là degli errori tecnici commessi e del mancato feeling fra Valentino Rossi e la fabbrica di Borgo Panigale posso sicuramente affermare che se ci fosse stato Michele Pirro probabilmente non sarebbe successo il disastro sportivo del binomio tutto italiano. Le scorse stagioni la Ducati usava come tester solo Franco Battaini, un buon pilota ma non più tanto giovane e dunque non abbastanza veloce. Ii suoi tempi erano superiori di minimo quattro secondi al ritmo gara. Come si può capire lo sviluppo della moto non aveva riferimenti sul tempo ed a certe velocità non si conoscevano i risultati. Chiunque abbia deciso l’ingaggio di Michele Pirro ha decisamente aumentato la capacità di sviluppo della moto e soprattutto ha fatto risparmiare tempo per la costruzione della nuova motocicletta. Ricordo in un recente passato che la Ducati aveva due collaudatori nelle persone di Vitto Guareschi, per trovare l’affidabilità della moto, ed il giapponese Shinichi Ito che oltre a sviluppare le Bridgestone collaudava la moto con tempi più che dignitosi. Si è tanto parlato dello scarso feeling di Valentino con la Ducati ma, probabilmente, con un collaudatore come Pirro le cose sarebbero potute andare diversamente.

La MotoGP risparmia ‘per finta’ grazie ai soliti furbetti

Probabilmente si parla sempre del passato come se le cose funzionassero meglio dimenticandoci che il tempo e le nuove tecnologie cambiano quasi tutto. Però ci sono delle cose dettate dal buon senso che non dovrebbero cambiare mai. Parlo delle prove che stiamo facendo in Malesia dove il caldo umido fiacca la resistenza dei piloti dopo un inverno regalato al giusto riposo. Ricordo gli anni 90 quando si provava in febbraio sia in Malesia che in Australia ma si stava 4 giorni con un riposo di uno dopo il primo turno di prove e tutto ciò dava la possibilità di esprimersi al 100%. E non parlatemi di costi perché allora porto in esempio la farsa di Austin nuovo circuito di questa stagione dove la Honda proverà in barba ad un regolamento che cambia ad ogni battito di ciglia. Ma non era meglio fare giustamente le prove per tutte le squadre come si era fatto con il Qatar, dove tutti quanti avevano provato il lunedì e martedì prima del Gran Premio dando la possibilità di partire ad armi pari? Oppure come si fece in Argentina sul circuito di Buenos Aires dove si provò dal giovedì, praticamente un giorno prima? Mi sembra di essere nel mondo dei furbetti dove si parla tanto di costi ma dove i potenti fanno sempre quello che vogliono.

Il solito dilettantismo della MotoGP: ecco perché la Yamaha non avrebbe dovuto lasciare Valencia per provare a girare ad Aragon

Francamente la stagione 2013 comincia sotto il segno dell’improvvisazione e del rifiuto di pseudo regolamenti che dovrebbero, uso il condizionale, essere seguiti. È quello che sta succedendo durante i due giorni di test Irta organizzati il martedì ed il mercoledì qui a Valencia a favore dei piloti MotoGP. A causa di queste prove si sono fermati quasi una cinquantina di persone fra giornalisti e fotografi per seguire questo doppio evento, con Marquez con la nuova Honda, Valentino con Yamaha, Andrea Iannone ed Andrea Dovizioso con la nuova Ducati, insomma materiale importante per fare tanta tanta comunicazione. Primo giorno di prova inutile per via della pioggia e speranza per il tempo rispetto al secondo giorno. Cosa ti fa la Yamaha? in barba alla gente che si è spostata decide di passare ad Aragon, fregandosene di tutti e considerando anche che il tempo a 200 Km da Valencia tanto diverso non dovrebbe essere. Ecco io qui intervengo e dico la mia: metterei una regola dove se il test è programmato in un circuito, non si può andare via. Al massimo, dopo i due giorni hai ampio diritto di prolungare le prove dovunque tu voglia. Si incomincia male e si da l’impressione di aiutare sempre qualcuno, vedi Valentino, che non se lo merita assolutamente. Voglio veder se una cosa del genere sarebbe potuta accadere in F.1 uno dove Mr.. Ecclestone sa come si gestisce il carrozzone.

Giusto o sbagliato la Superbike come la conoscevamo è morta. Al suo posto (e con le sue regole) risorgerà la nuova MotoGP

Finalmente la montagna ha partorito il topolino, il 2014 motociclistico è ormai deciso al 90%, manca ancora qualche dettaglio ma il futuro è ormai chiaro.
Dopo tanto discutere e con il definitivo “possesso” da parte della Dorna del campionato mondiale superbike tramonta l’impero dei fratelli Flamini che avevano portato il mondiale delle derivate di serie quasi a livello prototipi per quanto riguarda la parte tecnica. A partire dalla stagione 2014 la Federazione Motociclistica Internazionale ha già deciso che il mondiale superbike sarà formato da moto derivate strettamente dalla serie e nulla o quasi si potrà fare per trasformarle in qualcosa di superiore. In pratica si tratterrà di una sorta di stock 1000 ed inoltre la 600cc. supersport sparirà in favore di una 250c. stradale che ormai è il più vasto mercato mondiale e tanto attira le case costruttrici giapponesi. Le case motociclistiche che vorranno costruire un prototipo dovranno per forza partecipare alla MotoGP e l’entrata sarà anche facilitata dal fatto che il regolamento esistente nella Superbike sarà in gran parte trasferito nella futura MotoGP. Si parla ormai apertamente della centralina unica per tutti i partecipanti ma non si riuscirà ad ottenere la limitazione dei giri. In poche parole le case come BMW, Aprilia, Suzuki e Kawasaki non dovranno fare grandi investimenti per raggiungere il mondiale prototipi Non so quanto sia giusto tutto questo rispetto alla famiglia Flammini che tanto ha fatto per la categoria delle derivate di serie ma in effetti non si poteva vedere correre dei prototipi veri e propri in un campionato che era nato con un altro spirito e probabilmente l’errore è stato solo quello perché di spettacolo se ne vedeva molto di più rispetto alla soporifera ( ultimamente ) MotoGP..

La vera storia dell’accordo Rossi-Yamaha (ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale)

Nei romanzi importanti di successo si scrive spesso che ogni riferimento a personaggi esistenti è puramente casuale ma il sottoscritto pensa che spesso un fondo di verità ci sia sempre. Proviamo a scrivere il romanzo del passaggio di Valentino Rossi alla Ducati, magari facendo un po’ di fantascienza.
A fine della scorsa stagione Valentino aveva capito che purtroppo tra lui e la Ducati non c’era assolutamente feeling nonostante l’impegno di entrambi e lì, ne sono certo, Valentino aveva chiesto di rescindere il contratto ma contro la Marlboro e la Ducati non ci fu nulla da fare. Si continuò quasi di malavoglia e penso senza la motivazione giusta e le cose non cambiarono per niente, anzi peggiorarono fino a che Valentino verso i primi di giugno andò dal boss della Dorna Carmelo Ezpeleta e gli disse papale papale che se non gli avesse trovato una moto da vincere se ne sarebbe volato nel mondiale superbike.
Apriti cielo, questa parolina ha messo il boss della Dorna nel panico totale ed immediatamente ha parlato con il boss della Honda per fare la squadra Pedrosa-Valentino e lasciando l’emergente Marquez a navigare con la regola del rookie già applicata per Bautista e Bradl.
Inspiegabilmente la Honda ha declinato l’offerta ed ha risposto che al massimo poteva fornire una moto ufficiale, naturalmente a pagamento, e nulla più. Risposta incredibile, anche io non la capisco, che ha mandato in paranoia sia Ezpeleta che Valentino e non restava altro che la Yamaha per risolvere il problema.
Quando Dorna chiese questo alla casa dei tre diapason il management della casa giapponese cadde dalle nuvole perché il loro programma era già bello che fatto con il rinnova di Lorenzo e la scelta del secondo pilota da affiancargli tra Dovizioso, Spies e Cruthclow. Alla fine dissero di si ma a costo zero e sono convinto che l’ingaggio di Valentino sia passato tra le tasche della Dorna. Per la Yamaha avere Valentino a costo zero dopo che se ne era andato con un ingaggio da favola sembrava di avere vinto al superenalotto. Lo comunicò a Lorenzo che, credetemi, la prese proprio male nonostante le sue dichiarazioni di quasi felicità sportiva. Il risultato fu che il manager di Lorenzo fu licenziato dallo stesso pilota ed io penso per la ragione che nel nuovo contratto non fu inserita la clausola del veto sul secondo pilota da scegliere. Io il romanzo l’ho raccontato e posso anche dire che ogni riferimento ai personaggi è puramente casuale, però…

Con poche moto ufficiali in MotoGP è iniziata la fuga verso la Superbike

Tempo fa scrissi che di questo passo le seconde linee della MotoGP. rischiavano di passare armi e bagagli in Superbike ed oggi i fatti mi sembrano dare ragione. Sembrava che l’unico problema serio fosse quello di rendere Valentino Rossi competitivo per ridare linfa vitale alla categoria e su questo sono in buona parte d’accordo, ma quello di avere solamente 6 moto ufficiali, quelle delle tre case al momento presenti nel campionato, ed altre 6 moto cosiddette clienti ad un prezzo di leasing non più sopportabile mi sembra pura follia. Il risultato attuale è che la Yamaha con un contratto di due anni sia per Lorenzo che per Valentino ha completamente chiuso le porte alle moto ufficiali per almeno due stagioni e fatto scappare un campione come Ben Spies che passerà in BMW nel mondiale Superbike con la moto ufficiale e lotterà per il titolo divertendosi anche. Attenzione anche a Cal Cruthclow che sicuramente sta facendo più che un pensiero alla Kawasaki ufficiale in Superbike dove potrà giocarsi il titolo, tanto che futuro può avere in Yamaha? Che ne dite di Bautista nel caso il team Gresini lo lasciasse a piedi? Ve lo dico io, una bella superbike ufficiale, magari Aprilia, per divertirsi e guadagnare sicuramente di più. Questo è il risultato della politica attuale, sconsiderata e senza un chiaro futuro. Alla fine devo proprio ammettere che Casey Stoner di ragioni per smettere ne aveva più di una.

Perché la HRC non ha ripreso Rossi? Intanto Lorenzo con il vecchio rivale, però, si è comportato da signore

Credo che ormai il divorzio consensuale tra Valentino Rossi e la Ducati sia una cosa certa, soprattutto nella testa del campione di Tavullia. Quello che mi lascia completamente attonito è il fatto che la Honda HRC. appena saputo della rinuncia a correre da parte di Casey Stoner per la prossima stagione non abbia immediatamente fatto una offerta al Dottore per fare una squadra con Pedrosa. Questa mossa non la capirò mai e se per caso, come ha affermato Vale, la colpa è dei pessimi rapporti con il management della casa giapponese e, in special modo con Livio Suppo, beh devo ammettere che tutto ciò ha dell’incredibile. Soprattutto anche perché si è dovuto cambiare la regola del rookie che era stata applicata per Spies, Bradl e Bautista ed a mio parere questo non è né giusto né sportivo riguardo a questi piloti. Ora sembra che gli sia stata offerta una Honda ufficiale in un team satellite, quello di Fausto Gresini, ma ormai è troppo tardi e sembra quasi tornare indietro ad una decisione assurda. La squadra Pedrosa-Marquez è debole ed il prossimo anno sarà quasi impossibile contrastare la Yamaha. Ormai Valentino ha deciso il rientro nel team ufficiale Yamaha con il suo vero rivale Jorge Lorenzo e bisogna ammettere che durante questo brutto periodo con la Ducati lo spagnolo è stato l’unico a dire belle parole verso Valentino, non certo Stoner che lo ha punzecchiato in tutte le maniere con molto rancore. Non dimentichiamoci che tre stagioni fa Valentino pose l’aut aut su Lorenzo e se ne andò per quella ragione mentre ora lo spagnolo non ha battuto ciglio ed ha accettato sportivamente il suo ritorno. Almeno in questo Jorge ha già vinto la sua prima battaglia, per la guerra ci sono ancora 18 gran premi da disputare la prossima stagione.