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Bridgestone rischia grosso: i piloti vogliono un cambiamento

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Ho la vaga impressione e forse qualcosa di più che la Bridgestone potrebbe lasciare la MotoGP visto che il suo contratto scade alla fine della stagione 2014.

Diciamoci la verità che dopo un ottimo lavoro iniziale è un paio di anni che la casa giapponese sta investendo meno del dovuto e si espone a figure tipo quella dell’Australia della scorsa stagione dove si è sfiorato il ridicolo per un Gran Premio del mondiale ed anche lì le Dunlop hanno avuto i loro seri problemi con le categorie minori.

Il problema grosso è che i piloti sono quasi tutti schierati contro la casa giapponese e quando ci sono queste situazioni diventa più che un campanello d’allarme. L’ultima chicca è stata quella di portare ad Austin le coperture della scorsa stagione con giustificazioni che sono scritte sulla sabbia.

Ormai c’è un grosso movimento, compresa la Dorna, che sta già contattando Michelin e Pirelli per capire se esiste la possibilità di un loro coinvolgimento la prossima stagione. Ma si parla naturalmente di monogomma anche se qualcuno delle case motociclistiche vorrebbe tornare alla vecchia sana concorrenza. Comunque a mio parere la Bridgestone ha fatto tantissimo per il motomondiale ma ora i suoi investimenti non sono più sufficienti per uno spettacolo come la MotoGP e forse un passo indietro da parte loro sarebbe accettato da tutti quanti i protagonisti.

English translation

Bridgestone at risk: the riders want a change

I have a vague impression (well maybe something more than that) that with the contract with Bridgestone due to expire at the end of 2014, the Japanese firm could even leave the MotoGP Championship very soon.

Let’s be clear: at the beginning Bridgestone has done a great job as a single tire supplier but in the last two years they had been investing less than they should have done, falling flat on their faces more than once: just remember the Australian mayhem in 2013 (when also Dunlop, to say it all, had great problems in the little classes).

The big problem is that almost all the riders are actually lined up against the Japanese firm and that’s something more than a warning for those who are under scrutiny. The straw that broke the camel’s back in terms of the riders’ resentment was to bring at Austin the last season’s compounds, on very shoddy ground.

All this created a wave of opinion, involving Dorna itself, which brought to the opening of negotiations with several other suppliers including Michelin and Pirelli. The single tire supplier system is not in question even if there is who would like to go back to the good old free-competition.

To put it briefly Bridgestone, in my opinion, has done an excellent job for the sport in the recent years but actually its investments are no longer sufficient for a show such as the MotoGP Championship and perhaps now a step back would be well accepted by all the parties.

Romboni, il ricordo: quell’ingaggio in 500 discusso in genovese

romboniCiao Rambo,
non è possibile che il destino si sia così accanito contro il nostro amato mondo delle due ruote, un mondo che appartiene solamente a noi che viviamo a modo nostro, che forse non è capito da chi non si alimenta di adrenalina pura e che vive di emozioni a velocità pazzesche.

È capitato proprio a te che da anni non correvi più ma che hai voluto a tutti i costi essere presente a questa manifestazione per raccogliere fondi per la fondazione di Marco Simoncelli, amico tuo da una vita. Semplicemente pazzesco quello che è accaduto, la fotocopia dell’incidente del Sic, di Antonelli, di Tomizawa, una caduta normale e l’impatto di chi sopraggiungeva in pista.

Proprio te Rambo che sfuggivi alle televisioni, ai media, con il tuo carattere schiettamente ligure che non voleva dare troppo risalto a quello, di importante, che stavi facendo nel mondo delle due ruote. Eri fortissimo nella guida della tua Honda 250cc. e lo sanno benissimo i tuoi rivali di quel periodo Max Biaggi e Loris Capirossi che da te erano spesso bastonati e che ti rispettavano come avversario leale.

Ricordo quando ti ingaggiai nel 1996 in Aprilia per la sfida con il bicilindrico nella classe 500cc, venisti nel mio ufficio e ci mettemmo a parlare in genovese, cosa che tu facevi molto bene, ed in poco tempo ci mettemmo d’accordo per un contratto di due stagioni e ti brillavano gli occhi dalla gioia tanto ci credevi. Ricordo le mangiate di pesto nella tua roulotte sui campi di gara con i testaroli che la tua prima moglie Arianna portava sempre con te.

Lo sai che avremmo dovuto lavorare insieme, ed io ne ero fiero,perchè la federazione italiana motociclistica ci aveva offerto di curare la prossima stagione del Team Italia per far crescere i giovani nel motomondiale.

E scelta migliore non ci poteva essere perché oltre ad essere un campione affermato avresti insegnato ai giovani i valori che tu hai sempre avuto, la sportività e la lealtà verso gli avversari, cosa che ti è sempre appartenuta. Ciao Rambo insegna agli angeli come si va in moto e salutami il Sic, tanto so che farete un gran casino da quelle parti.

Ora la Dorna deve chiamare Pirelli e Michelin

Probabilmente non mi sono spiegato bene nel mio blog precedente. Il sottoscritto è stato uno dei sostenitori della monogomma perché mi sembrava più che giusto dare un certo tipo di eguaglianza a tutti quanti i piloti. Anche in formula uno ed in Superbike esiste la monogomma ed il costruttore, la Pirelli, sta lavorando molto bene, poi anche lì qualche scivolone c’è stato ma tutto è rientrato nelle professionalità più marcata.

Il problema vero è nella MotoGP.dove la casa giapponese Bridgestone ha affrontato il problema nel modo sbagliato ma soprattutto con il concetto del risparmio, sia economico che nel numero degli pneumatici forniti.

È chiaro che il problema è della Dorna che deve obbligare la casa fornitrice delle gomme ad investire il necessario per dare sicurezza ai piloti.

Oggi questo non è stato fatto ed è la ragione per cui tornerei alla libera concorrenza e lo dico come provocazione in caso qualcuno non l’avesse capito. Credo che il passo intermedio da fare sia quello di contattare Michelin e Pirelli e vedere se sono a disposizione. Questo tanto per chiarire quello che penso.

Bridgestone e Dunlop colpevoli: aboliamo il monogomma

Quello che è successo oggi a Phillip Island per quando riguarda le gomme è figlio di una situazione che è da attribuire principalmente al lavoro della Bridgestone. È ormai tempo che i piloti si lamentano dello scarso materiale e continuamente affermano che sia francamente impensabile correre con questa scelta minima di pneumatici in una categoria che è il massimo della teconologia esistente nel motociclismo di oggi.

C’è troppa differenza fra gli pneumatici e le moto a scapito della sicurezza dei piloti e questo non va assolutamente bene. La decisione presa oggi del flag to flag tra il 12 ed il 14 giro usando la gomma posteriore uguale per tutti è figlia di una politica di business che non poteva permettere alle televisioni del mondo intero di non avere a disposizione un’ora di spettacolo per poter inserire gli spot pubblicitari che nel mondo intero valgono milioni di dollari.

Quando si parte dal business e si costruisce intorno lo sport tutto diventa prettamente commerciale e lo sport puro va a farsi benedire. Benedetti i tempi passati quando si faceva il contrario e si fondava tutto quanto intorno allo sport ed il business era solo una conseguenza.

Credo la Dorna debba usare il pugno duro nei confronti della Bridgestone ed esigere pneumatici in quantità maggiore e che diano totale sicurezza a chi rischia la vita a più di 300 km/h. Non parliamo poi della decisione, consigliata dalla Dunlop, di ridurre il Gran Premio della Moto2 a soli 13 giri creando un pericolo per i piloti che in partenza cercheranno di prendere le prime posizioni e qui nascerà il problema…

Occorre darsi una svegliata o sarà meglio pensare di abolire il monogomma e tornare alla vecchia sana concorrenza fra i costruttori di pneumatici.

La crisi del motociclismo in Italia. Meriti e colpe dell’Aprilia

Ho letto con molto interesse il blog dell’amico Alberto Cani e trovo le sue riflessioni molto interessanti sul perché della crisi che attanaglia il presente ed il futuro degli italiani nei Gran Premi motociclistici in generale perché oltre alla MotoGP aggiungerei anche il mondiale Superbike dove abbiamo il solo Marco Melandri, vecchia scuola, che ci rappresenta degnamente.

Credo che il vero problema del nostro flop motociclistico sia dovuto al fatto che non abbiamo più case motociclistiche che partecipano alle classi minori dove si imposta il futuro del nostro sport.

Non abbiamo più case come Gilera, vincitrice nel 2000 e 2001, come Cagiva con la sua meravigliosa 125 Mito che sembrava quasi una 500cc tanto era bella, ma soprattutto non abbiamo più una casa come l’Aprilia che monopolizzava i campionati della classe 125cc e 250cc sfornando campioni a ripetizione.

E qui mi spiace dirlo la colpa è stata del management della classe dirigente di Noale che fece pagare troppo il leasing delle sue moto e si mise chiaramente in conflitto con la Dorna che mal sopportava questo vertiginoso aumento di costi a scapito della nascente MotoGP.

Sarebbe bastato un bagno di umiltà e la categoria della quarto di litro mai sarebbe sparita per la sua spettacolarità e per la sua capacità formativa per il passaggio alla classe regina.

Successe lo stesso nella classe 125cc e credetemi tutto il cambiamento regolamentare non sarebbe mai successo se l’Aprilia avesse gestito il tutto con più professionalità.

Ormai i buoi sono scappati ed occorre copiare dagli spagnoli che senza case motociclistiche hanno sfornato fior di campioni e sempre più ne sforneranno.

Non so quanto sia giusto creare un Team Italia e farlo correre nel mondiale. A mio parere questo budget andrebbe investito nelle classi minori partendo dalle minimoto fino al pre-mondiale con l’occhio esperto di ex piloti. In fondo gli spagnoli non hanno un Team-Spagna nel mondiale, si limitano a fornire gioielli a squadre già esistenti e forse questo è uno dei tanti segreti del loro successo.

Biaggi, come Rossi, è un genio della comunicazione, ma a Ducati cosa serve?

Francamente non riesco a capire queste prove che la Ducati affronta al Mugello con Max Biaggi. Il pilota romano mi appare in questo momento come una scheggia impazzita, non si accontenta di essere diventato in ottimo telecronista ma vuole a tutti i costi risalire in moto.

Ho sempre affermato che Max oltre che essere un grande campione è un genio della comunicazione e che da questo punto di vista nulla ha da invidiare a Valentino Rossi. Non capisco però la Ducati che non aveva assolutamente bisogno di questa prova sulla sua MotoGP e dove ha tutto da perdere e nulla da guadagnare.

Supponiamo che Max giri più lento di alcuni secondi rispetto ai piloti ufficiali, cosa logica, a questo punti anche i più grandi tifosi di Max direbbero che con questa moto non c’è niente da fare e le critiche sarebbero solamente negative.

Supponiamo che Max andasse più che bene e allora vorrebbe dire che la scelta dei piloti di oggi sarebbe un fallimento. Non riesco a capire questa mossa della Ducati, avrei compreso molto di più se l’Aprilia avesse fatto girare Max ancora una stagione o se lo avesse ingaggiato come pilota immagine o forse qualcosa di più visto che con la casa di Noale due mondiali se li è portati a casa. Vacci a entrare nella testa delle persone…

Ho visto Marc Marquez ed ho pensato al mio amico Marco Simoncelli

Stavo ragionando sul fatto che proprio a Jerez cominciò la guerra spagnola contro Marco Simoncelli.
Ricordo perfettamente quando sul bagnato nel 2011 Marco superò tutti quanti e si avviava a dominare il Gran Premio ma una caduta lo mise fuori gioco.
Apriti cielo: i vari Lorenzo, Pedrosa e purtroppo anche Dovizioso spararono contro la guida, a loro dire troppo aggressiva, del povero Marco. Addirittura il prode Bautista lo sbeffeggiò sul suo blog ed a Barcellona il Sic ricevette minacce di morte e girò scortato da bodyguard, cosa che lui odiava dal profondo del cuore.
Vorrei trasportare il tutto a quello successo domenica tra Marc Marquez e Lorenzo e penso che se al posto di Marquez ci fosse stato il Sic lo avrebbero massacrato in tutti i modi. Volevo fare solamente un paragone ed affermare che piloti come loro sono il vero sale del motociclismo e quando c’è lo spazio un campione cerca sempre di sfruttarlo.
Vorrei sapere dove sono i puristi che scomunicarono Loris Capirossi nel famoso sorpasso su Harada nel 1998. Credetemi è solo roba da veri piloti e veri campioni.

Il destino dei due ‘Marco’, lo spagnolo Marquez e l’italiano Simoncelli

Puntualizzando che Marc Marquez è un vero fenomeno e probabilmente sarà il Valentino Rossi degli anni a venire, mi viene da sottolineare il diverso trattamento usato dalla Honda nei confronti di Marco Simoncelli.

Lo spagnolo ha subito usufruito dello sponsor Repsol che lo ha accompagnato sino dagli inizi della carriera, poi la Dorna ha eliminato la regola del rookie che non permetteva ad un pilota appena passato di categoria di gareggiare in un team ufficiale ma di transitare in un team privato.

Un conto è avere a disposizione subito il team ufficiale che ti da il 100 per cento dell’appoggio sia tecnico che sportivo, un conto è passare come fece Marco in un team privato, se pur importante come quello di Fausto Gresini, senza l’appoggio ufficiale della casa madre.

Ciò significa non avere i dati ufficiali della telemetria della casa e siccome oggi tutto ciò conta quasi il 60 per cento capirete anche voi che l’approccio fu molto differente.

Questo senza togliere nulla al fenomeno spagnolo che, ripeto, sarà protagonista degli anni a venire ma per dare un ulteriore riconoscimento al Sic che ave va la colpa di non essere nato in Spagna.

Valentino Rossi? Ha salvato la Ducati!

So che molti non saranno d’accordo con me ma sono convinto che i due anni che Valentino ha passato con la Ducati non abbiano fatto che del bene alla casa di Borgo Panigale.

Da quando Valentino ha deciso di passare in Yamaha è scattata la rivoluzione in Ducati con l’allontanamento di Filippo Preziosi che era a capo del reparto corse ed è stato dato libero sfogo a tutti quegli ingegneri, molto bravi, che di spazio ne avevano veramente poco.

Poi l’arrivo di Audi ha dato un metodo di lavoro sconosciuto nei tempi passati con un importante aiuto finanziario e soprattutto tecnologico visto che l’azienda tedesca possiede macchinari tecnologici avanzatissimi che ti permettono di guadagnare tempo.

L’arrivo in Ducati di Valentino ha scoperchiato la pentola ed ha messo a nudo tutti i problemi di organizzazione interna ed il suo abbandono ha permesso alla casa bolognese di aprire un nuovo corso.

Quando domandavo se l’arrivo di Stoner fosse stato un bene od un male per la Ducati intendevo dire che la guida incredibile dell’australiano ha bloccato in parte lo sviluppo della moto perché le gare ed il mondiale si vinceva e gli altri piloti si sarebbero dovuti adattare.

Il più grande campanello d’allarme fu quello di Marco Melandri, un signor pilota, che mise a rischio la sua carriera con una moto adatta solo ad un pilota come Casey Stoner. Ora tutto è cambiato e per provocazione dico che grazie a Valentino la Ducati sarà competitiva in breve tempo.

La Ducati ha capito l’importanza di un buon tester

Dopo le prove invernali della MotoGP volevo analizzare il nuovo lavoro della Ducati e sottolineare l’importanza di avere un collaudatore che ti aiuti decisamente nello sviluppo della motocicletta. Al di là degli errori tecnici commessi e del mancato feeling fra Valentino Rossi e la fabbrica di Borgo Panigale posso sicuramente affermare che se ci fosse stato Michele Pirro probabilmente non sarebbe successo il disastro sportivo del binomio tutto italiano. Le scorse stagioni la Ducati usava come tester solo Franco Battaini, un buon pilota ma non più tanto giovane e dunque non abbastanza veloce. Ii suoi tempi erano superiori di minimo quattro secondi al ritmo gara. Come si può capire lo sviluppo della moto non aveva riferimenti sul tempo ed a certe velocità non si conoscevano i risultati. Chiunque abbia deciso l’ingaggio di Michele Pirro ha decisamente aumentato la capacità di sviluppo della moto e soprattutto ha fatto risparmiare tempo per la costruzione della nuova motocicletta. Ricordo in un recente passato che la Ducati aveva due collaudatori nelle persone di Vitto Guareschi, per trovare l’affidabilità della moto, ed il giapponese Shinichi Ito che oltre a sviluppare le Bridgestone collaudava la moto con tempi più che dignitosi. Si è tanto parlato dello scarso feeling di Valentino con la Ducati ma, probabilmente, con un collaudatore come Pirro le cose sarebbero potute andare diversamente.