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il fatto 24/1/2006
Gibernau a Sepang vola…basso
Gibernau vola basso, Capirossi lo prende in giro per quei diciassette centesimi di secondo di differenza che li separano – a favore dello spagnolo – Regna un clima invidiabile in casa Ducati, eppure nessuno, né Loris, né tantomeno Sete, vogliono rivestire i panni dello sfidante. Noi siamo gli outsider, dicono convinti. E prima di noi, a fare la voce grossa con la Yamaha e con Rossi, deve essere la Honda.
Ed i tempi, allora?
A rispondere, in questo caso, non sono i due piloti della Nazionale Rossa, ma i loro avversari che ricordano che Sepang è una pista Bridgestone, e qui la Ducati ha già vinto.
Tutto vero, ma allora dove sono le altre squadre con le gomme giapponesi? Ve lo diciamo noi, al di là di qualche tempo che potrebbe alimentare l’illusione di una Suzuki ed una Kawasaki finalmente competitive.
La blu e la verde, infatti, sono e rimangono indietro. Arrancano, inseguono.
Un’altra interpretazione, però, è possibile ed a fornirla è nientemeno che Carlo Pernat, manager di Capirossi, ma anche ex team manager di grande esperienza.
“Quei due si spronano l’un l’altro. Né Loris né Sete ci stanno ad essere più lenti del compagno di squadra, ecco spiegati i tempi”.
L’ipotesi ci convince, e spiega, nel contempo, perché nonostante sia lì davanti a tutti, con un Valentino Rossi addirittura fermo a 2.02.62 (il 13° tempo!), Sete Gibernau getti acqua sul fuoco.
“Il tempone? E chi ha parlato di tempone? Voi siete stati, mica io – si difende l’iberico dall’assalto dei media in Malesia, e minimizza – non siamo ancora lì dove dovremmo essere. La Ducati è tuttora una moto difficile da guidare e da portare al limite, e in gara è questo che conta. Il tempo è venuto, nel senso che è arrivato con l’impegno, ma bisogna lavorare ancora troppo sulla Desmosedici per farlo saltare fuori. In gara non sarebbe possibile guidare sempre in questo modo, e non è solo questione di stanchezza fisica”.
Vuole trasformare la Ducati in una Honda, Gibernau, conservandone i pregi.
“In una Honda no, mai – puntualizza – perché la Ducati ha la sua personalità…il motore è parte integrante del telaio, e poi ha il suo carattere, ma insieme a Juan, il mio capotecnico, stiamo cercando di addolcirne gli spigoli. Nel contempo sfruttiamo al massimo quelli che sono i vantaggi, l’elettronica, per esempio, è molto evoluta”.
Fosse rimasto in casa Honda, Sete Gibernau, sarebbe stato lui, oggi, il principale rivale di Valentino. Così, invece, si ritaglia una posizione meno in vista.
“Intendiamoci, io sono un vincente – spiega deciso – ma non mi demoralizzerò se nella prima gara finiremo, sesti, settimi od ottavi. Il mio obiettivo è solo quello di arrivare al primo Gran Premio con la moto più a punto possibile”.
E Capirossi?
“Lo stesso – afferma, prima di lasciarsi andare in un osanna al piccolo Dani Pedrosa – sta guidando bene, va forte. Certo, è piccolo di statura e noi piccoletti fatichiamo più degli altri. Dove? Abbiamo problemi nello spostare il peso, quindi soffriamo di problemi di trazione, soprattutto quando è bagnato o le condizioni sono difficili. Dobbiamo avere più coraggio degli altri piloti”.
Rossi aggiunge la sua opinione, mentre scorre la lista dei tempi senza sussulti.
“Pedrosa sta andando bene, ed è intelligente a girare anche quando la pista è bagnata perché in quell’area deve migliorare. Quand’è che un pilota va forte sotto la pioggia? Semplice, quando è un tutt’uno con la sua moto. Per questo motivo io nel 2004 con la Yamaha non andavo. Non andavo neanche con l’Aprilia, in 250, ma perché il motore a disco rotante è molto difficile da guidare, è molto brusco. Quando infatti ho sono passato alla Honda NSR 500 mi sono trovato subito bene”.
Non dice molto altro, il campione del mondo.
Abbiamo scoperto –aggiunge – che il chattering dipendeva dalla sospensione posteriore ed un po’ lo abbiamo migliorato. In compenso mi sono reso conto che la moto è meno stabile in frenata, così abbiamo cercato di migliorarla in quel punto…soprattutto però abbiamo badato a fare chilometri, cosa che stanno facendo anche i due collaudatori, del resto”.
Chilometri, si fanno per questo i test. Ed in questo senso lo stakanovista è sempre Nicky Hayden, che riesce a girare più di tutti persino quando la giornata si interrompe anzitempo a causa della pioggia frustrando chi, come Melandri, aveva impostato la giornata su una simulazione di gara.
“Ma oggi, non so perché, non riuscivo ad andare – ammette Marco – sono salito sulla moto numero due e mi sembrava che la distribuzione dei pesi fosse diversa, anche se tutte le regolazioni erano assolutamente identiche. Il computer, attraverso la telemetria, mi ha dato ragione, ma non siamo riusciti a comprenderne i motivi. Fatto sta che nel corso della simulazione i miei tempi sono saliti sul 2.03 alto. L’avrei finita, perché volevo farlo, ma non come mi sarei aspettato. Anche il tempo è venuto con un giro tirato. Più tirato del solito”.
Così va in archivio la seconda giornata della sfida d’inverno. Fanalino di cosa è sempre Luis Cardoso, che non lo sa nemmeno lui cosa ci fa in sella ad una MotoGP. James Ellison, sulla Yamaha gommata Dunlop, ringrazia. E’ penultimo, ma dopo una scivolata mentre era alle spalle di Melandri, che pure, a sentir lui, andava piano…

I tempi ufficiosi:
Gibernau (Ducati-Marlboro) 2.01.66 (49 giri)
Capirossi (Ducati-Marlboro) 2.01.83 (45)
Hayden (Honda-Repsol) 2.02.00 (65)
Edwards (Yamaha-Camel) 2.02.00 (58)
Pedrosa (Honda-Repsol) 2.02.26 (47)
De Puniet (Kawasaki) 2.02.40
Hopkins (Suzuki) 2.02.43
Stoner (Honda-LCR) 2.02.57 (51)
Rossi (Yamaha-Camel) 2.02.62 (41)
Melandri (Honda-Fortuna) 2.02.7 (54)
Elias (Honda-Fortuna) 2.03.20 (42)
Nakano (Kawasaki) 2.03.43
Vermeulen (Suzuki) 2.03.8
Roberts jr. (KR-Honda) 2.04.1 (25)
Hofmann (Ducati d’Antin) 2.04.49 (27)
Ellison (Yamaha-Tech 3) 2.04.5 (52)
Cardoso (Ducati d’Antin) 2.06.6 (20)

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